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Sala Labora

Ecce labora et noli contristari: un viaggio tra gli strumenti e i prodotti delle monache benedettine.

Labora (Lavoro) è l’altro caposaldo che la Regola propone ai Monaci: infatti San Benedetto al Capitolo 48 della Regola dice: “L’ozio è nemico dell’anima, e quindi i fratelli devono in alcune determinate ore occuparsi del lavoro manuale, e in altre ore, anch’esse ben fissate, nello studio delle cose divine”.

Da queste semplici ma precisi indicazione della Regola è scaturita l’immane opera dei monaci che nei secoli hanno eseguito prosciugamenti idi paludi, dissodamenti di terreni, magnifiche costruzione di monasteri e Chiese. Basti pensare al Monastero di San Gallen in Svizzera.

A tutto ciò deve aggiungersi l’opera preziosissima fatta dai Monaci circa la trascrizione di testi classici della romanità e del periodo medievale.

In molti casi la stessa trascrizione si è rivelata come la salvezza degli stessi testi: basti solo pensare che il Libro x degli Annales di Tacito oggi non lo si conoscerebbe se non fosse stato trascritto a Montecassino nel Codice ora conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze.

Oltre ai testi trascritti si devono all’opera dei monaci i grandi volumi in folio dei Corali (Graduali e Antifonari) utilizzati per le celebrazioni liturgiche. Questi volumi nelle loro grandi iniziali sono arricchiti di splendide miniature come quelle di Montecassino, di Mote Oliveto Maggiore dei monaci Olivetani per non citare il famoso Codex Benedictus della Biblioteca Vaticana che ci offre la vita di San Benedetto illustrata da miniature commissionato dall’Abate Desiderio di Montecassino 1071.